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		<title>L&#8217;insonnia aumenta il rischio diabete</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 12:28:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>simona</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Soffri di insonnia? Attento al diabete! Almeno secondo uno studio di un gruppo di ricercatori dell&#8217;Imperial College di Londra, e pubblicato sulla rivista Nature Genetics. Dopo aver preso in esami le abitudini di 20.000 persone, gli studiosi inglesi sono giunti alla conclusione che sarebbe una proteina difettosa, MT2 il suo nome, che interviene nel ritmo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><img class="alignleft size-medium wp-image-1282" src="http://www.mediblog.it/files/2012/01/diabete_insonnia-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /><strong>Soffri di insonnia? Attento al diabete!</strong> Almeno secondo uno studio di un gruppo di ricercatori dell&#8217;<a href="http://www1.imperial.ac.uk/medicine/">Imperial College di Londra</a>, e pubblicato sulla rivista <strong><em>Nature Genetics</em></strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Dopo aver preso in esami le abitudini di 20.000 persone, gli studiosi inglesi sono giunti alla conclusione che sarebbe una proteina difettosa, <strong>MT2</strong> il suo nome, che interviene nel <strong>ritmo di sonno e veglia</strong> interrompendolo e con esso variando anche il ritmo di rilascio dell’<strong>insulina</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">A farne le spese il <strong>controllo dello zucchero nel sangue</strong> che risulta così <em>sballato</em> aumentando di conseguenza il rischio di sviluppare il <strong><a href="http://www.diabetologia.it/diabete/diabete_2.htm">diabete di tipo 2</a></strong>: <em>&#8220;Il controllo dello zucchero del sangue e&#8217; uno dei molti processi regolati da orologio biologico del corpo – </em>spiega il professor Philippe Froguel, dell&#8217;Imperial College di Londra – <em>questo studio ci fa comprendere meglio come il gene che ha con se&#8217; un componente chiave per questo orologio possa influenzare il rischio di diabete&#8221;</em>.</p>
<p style="text-align: justify">Un risultato importante che contribuisce a spiegare il risultato in una ricerca precedente condotto dalla <strong>Harvard School of Public Health, </strong>pubblicato sui <strong>Proceedings of the National Academy of Sciences</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">I ricercatori hanno quantificato il <strong>rischio di diabete</strong> tra i <strong>lavoratori a turni</strong>, e l’hanno trovato molto significativo: aumentato del 60%, accanto ad altre patologie come i <strong>disturbi cardiaci</strong> e l’<strong>obesità</strong>. Un rischio evitabile dormendo, secondo gli esperti, 9-10 ore nelle due notti precedenti al turno, facendo <strong>attività fisica</strong> e riducendo il <strong>consumo di caffè</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Approfondimento su:</p>
<p style="text-align: justify"><strong><a href="http://www.diabetologia.it/news_8_04_06/diabete.htm">Diabete e Lavoro</a></strong><br />
<strong> <a href="http://www.eufic.org/article/it/malattie-legate-alimentazione/diabete/artid/diminuzione-ore-sonno-relative-conseguenze-metaboliche/">Metabolismo e insonnia</a></strong></p>
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		<title>Overdose da sesso: cos&#8217;è la Sex Addiction</title>
		<link>http://www.mediblog.it/overdose-da-sesso-cose-la-sex-addiction/</link>
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		<pubDate>Mon, 23 Jan 2012 08:25:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giulia Mellacca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La dipendenza da sesso, o Sex Addiction, è, al pari di tutte le altre forme di dipendenza da comportamento (anche note come senza droghe), un modo ossessivo e compulsivo di vivere qualcosa di apparentemente innocuo, anzi piacevole. La sessualità è qualcosa di  naturale e intimo, che in questo caso pian piano si trasforma in un’attività [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><img class="alignleft size-full wp-image-1269" src="http://www.mediblog.it/files/2012/01/dipendenza-sessuale-cosè-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />La dipendenza da sesso, o <em><strong>Sex Addiction</strong></em>, è, al pari di tutte le altre forme di <strong>dipendenza da comportamento</strong> (anche note come <em>senza droghe</em>), un modo ossessivo e compulsivo di vivere qualcosa di apparentemente innocuo, anzi <strong>piacevole</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">La sessualità è qualcosa di  <strong>naturale e intimo</strong>, che in questo caso pian piano si trasforma in un’attività <strong>sfrenata</strong>, senza confini e senza mai percezione di soddisfazione. Infatti l’<strong>orgasmo</strong>, che sancisce la fine della compulsione, non spegne però l’ossessione. La persona dipendente non tiene conto delle <strong>conseguenze</strong> in quanto l’atto sessuale diventa prioritario e inevitabile, per quanto <strong>doloroso e angosciante</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Tra le possibili cause potrebbe esserci la necessità di <strong>gestire un <a title="Stress: da nemico ad amico" href="http://www.mediblog.it/stress-da-nemico-ad-amico/">forte stress</a></strong> o il risultato di un <strong>disturbo di personalità</strong>, ma ancora sembra non esserci accordo tra gli studiosi, tanto che questo disturbo non compare nel Manuale diagnostico e statistico dei disordini mentali (<strong>DSM IV-TR</strong>).</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-1268"></span>Studi e ricerche del <strong>Dr. Patrick Carnes</strong>, hanno però permesso di sottolineare le caratteristiche principali di un <em>sex addicted</em> e di riconoscerne le fasi di sviluppo della dipendenza. Le caratteristiche dei dipendenti sessuali cominciano con dei <strong>credo radicati</strong> quali:</p>
<ul>
<li><strong>Non valgo</strong> <strong>nulla</strong> come persona</li>
<li><strong>Nessuno</strong> <strong>mi ama</strong> per quello che sono</li>
<li>I miei bisogni non verranno mai soddisfatti se <strong>dipendo</strong> <strong>da altri</strong></li>
<li>Sesso è il mio <strong>bisogno</strong> <strong>primario</strong></li>
</ul>
<p style="text-align: justify">I comportamenti che il soggetto può mettere in atto sono diversi: <strong>masturbazione</strong> compulsiva, rapporti sessuali con persone <strong>sconosciute</strong> o a pagamento, <strong>esibizionismo</strong>, <em>voyeurismo</em>, pratiche di tipo sadomasochistico, <strong>fantasie</strong> sessuali ossessionanti, acquisto compulsivo di materiale <strong>pornografico</strong>, utilizzo di servizi erotici al telefono, via internet e altro ancora.</p>
<p style="text-align: justify">Il sesso diviene un&#8217;esigenza primaria per il quale tutto il resto può venire sacrificato, inclusi la <strong>salute</strong>, la <strong>famiglia</strong>, gli <strong>amici</strong> e il <strong>lavoro</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Tra le conseguenze dirette del comportamento, il soggetto che soffre di dipendenza sessuale può sviluppare <strong>disfunzioni</strong> <strong>sessuali</strong> (eiaculazione precoce o ritardata, anorgasmia, etc&#8230;), malattie <strong>sessualmente</strong> <strong>trasmissibili</strong> (a causa dell’incontrollabilità dell’atto), <strong>stanchezza</strong> cronica, disturbi <strong>d’ansia</strong>, disturbi del <strong>sonno</strong>, senso di <strong>frustrazione</strong> e di <strong>svalutazione</strong> di sé, <strong>depressione</strong> e <strong>isolamento</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Come per altre dipendenze, quali la <a href="http://http://www.mediblog.it/cose-e-come-si-manifesta-il-workaholism-o-dipendenza-dal-lavoro/">work addiction </a>o <a href="http://http://www.mediblog.it/quando-lalimentazione-sana-diventa-ossessione-lortoressia/">l’ortoressia</a>, anche per questa forma di dipendenza è davvero <strong>difficile la diagnosi</strong>, in quanto raramente il soggetto sarà disposto a parlarne, se non quando già la situazione è diventata grave.</p>
<p style="text-align: justify">E&#8217; comunque importante non confondere un&#8217;intensa attività sessuale con questo disturbo del comportamento e a questo fine sono stati elaborati test specifici (<strong>SAST</strong>, <strong>SESAMO</strong>). Poiché tuttavia si tratta di un disturbo che si può sviluppare <strong>progressivamente</strong>, è bene conoscerlo per essere in grado di coglierne i primi sintomi e <strong>prevenirne</strong> lo sviluppo attraverso la consapevolezza dei pericoli che può comportare.</p>
<p style="text-align: justify">La terapia, come per altre dipendenze, è la <strong>psicoterapia</strong> <strong>individuale</strong> e di gruppo che possa riportare ad una <strong>sessualità</strong> <strong>sana</strong> <strong>e intima</strong> attraverso il ripristino della <strong>consapevolezza</strong> <strong>di sé</strong> e del proprio valore.</p>
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		<title>Metodo Zamboni Sclerosi Multipla. Al via la sperimentazione.</title>
		<link>http://www.mediblog.it/metodo-zamboni-al-via-la-sperimentazione/</link>
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		<pubDate>Tue, 20 Dec 2011 11:35:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>simona</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Gli studi del Professor Zamboni, direttore del Centro malattie vascolari dell’Università di Ferrara, dividono da diverso tempo la comunità medica. Questo soprattutto da quando attraverso il mezzo televisivo, e in particolare attraverso la trasmissione Report, sono arrivati al grande pubblico. Si tratta di un metodo sperimentale di cura della sclerosi multipla basato sulla teoria che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-1254" src="http://www.mediblog.it/files/2011/12/Paolo-Zamboni.jpg" alt="" width="249" height="226" />Gli studi del <strong>Professor Zamboni</strong>, direttore del Centro malattie vascolari dell’Università di Ferrara, dividono da diverso tempo la comunità medica. Questo soprattutto da quando attraverso il mezzo televisivo, e in particolare attraverso la trasmissione <strong>Report</strong>, sono arrivati al grande pubblico.</p>
<p style="text-align: justify;">Si tratta di un <a href="http://www.mediblog.it/ccsvi-e-sclerosi-multipla-esiste-un-nesso/">metodo sperimentale</a> di cura della <strong>sclerosi multipla</strong> basato sulla teoria che esista una possibile relazione tra la <strong>disfunzione delle vene giugulari</strong> (CCSVI, <span style="color: #1b1317;">Insufficienza Venosa Cronica Cerebro &#8211; Spinale</span>) e tale patologia grave, che in Italia colpisce circa <strong>60.000 individui</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"> Nel 2012 probabilmente potrà arrivare una prima parola definitiva sull’argomento dalla <strong>sperimentazione su 60 pazienti</strong> del cosiddetto <strong><a href="http://blog.panorama.it/hitechescienza/2010/11/17/sclerosi-multipla-e-il-metodo-zamboni-e-se-bastasse-riaprire-una-vena/">“metodo Zamboni”</a></strong>: l’annuncio è di questi giorni, da parte del professor <strong>Fabrizio Salvi</strong>, neurologo del Bellaria di Bologna, da tempo collaboratore dello specialista ferrarese. Erano 65 nel 2007 i pazienti della prima sperimentazione, e nel 2009 gli studi hanno fatto il giro del mondo. Ora un <strong>nuovo passo in avanti</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">L’essenza di questa terapia sarebbe nella <strong>dilatazione delle arterie giugulari ostruite</strong>, attraverso l’uso di un “palloncino”, di fatto un’<strong>angioplastica</strong>, che ripristinando la funzionalità, e quindi il flusso del sangue, avrebbe ottenuto risultati incoraggianti, così come mostrato dal reportage del giornalista Bernardo Iovine. Le persone intervistate hanno testimoniato il loro <strong>ritorno a una vita normale</strong>,</p>
<p style="text-align: justify;">I <strong>dubbi della comunità scientifica</strong> però sono molti. La stessa <strong>Società italiana di neurologia</strong> afferma che al momento siano pochi gli elementi a sostegno della <strong>validità di questa terapia</strong>, che alcune cliniche private già applicano.</p>
<p> Approfondimenti su:</p>
<address><a href="http://www.regione.sardegna.it/j/v/492?s=182379&amp;v=2&amp;c=1489&amp;t=1">Critiche al “metodo Zamboni”</a></address>
<address><a href="http://www.controcampus.it/spip.php?article19917">Conferme all’estero del “metodo Zamboni”</a><a href="http://www.controcampus.it/spip.php?article19917"> per la sclerosi multipla</a></address>
<p><span style="color: #1b1317;">&#8216;Insufficienza Venosa Cronica Cerebro &#8211; Spinale</span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Stress: da nemico ad amico</title>
		<link>http://www.mediblog.it/stress-da-nemico-ad-amico/</link>
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		<pubDate>Mon, 19 Dec 2011 11:39:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giulia Mellacca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In tutte le fasi della nostra vita, dall’infanzia all’età adulta, ci troviamo di  fronte a difficoltà che mettono a dura prova la nostra capacità di resistere. Da eventi più complessi e dolorosi, quali per esempio una malattia, un eccessivo carico di impegni, la perdita o il cambio del lavoro, ad eventi addirittura gioiosi, quali l’organizzazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1239" src="http://www.mediblog.it/files/2011/11/stress2-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></p>
<p style="text-align: justify">In tutte le fasi della nostra vita, dall’infanzia all’età adulta, ci troviamo di  fronte a <strong>difficoltà</strong> che mettono a dura prova la nostra <strong>capacità di resistere</strong>. Da eventi più complessi e dolorosi, quali per esempio una malattia, un eccessivo carico di impegni, la perdita o il cambio del lavoro, ad eventi addirittura gioiosi, quali l’organizzazione del proprio matrimonio, un trasloco, la nascita di un figlio.</p>
<p style="text-align: justify">In questi momenti è facile sentirci <strong>affaticati, tristi, ansiosi, arrabbiati</strong>, o ancor di più sentire <strong>malesseri fisici</strong> nuovi. Ecco che viviamo lo <em><strong>stress </strong></em>come un <strong>nemico</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">La parola “stress” di per sé non ha nessuna connotazione, né negativa, né positiva. Secondo <strong>Selye</strong>,medico viennese che ne diede per primo la definizione, si tratta di una “<em>reazione <strong>aspecifica</strong> dell’organismo di fronte a qualsiasi<strong> richiesta</strong> proveniente dall’ambiente</em>”.</p>
<p style="text-align: justify">Questa reazione organismica, per rispondere a stimoli fisici o psichici che possono <strong>comprometterne l’equilibrio</strong>, favorisce un <strong>adattamento</strong> all’ambiente per garantire la sopravvivenza dell’individuo e della specie. Lo stress quindi nasce come modo per adattarsi all’ambiente e di per sé questo è positivo.</p>
<p style="text-align: justify">Esistono <strong>diverse situazioni</strong> che possono essere fonte di stress. Nel 1989 <strong>Weiss</strong> formulò la seguente lista, in cui a ogni elemento &#8220;stressante&#8221; viene attribuito un punteggio:</p>
<p>&nbsp;</p>
<table border="1" cellspacing="0" cellpadding="0">
<tbody>
<tr>
<td valign="top" width="277"><strong>Morte del coniuge</strong></td>
<td valign="top" width="45">100</td>
<td valign="top" width="262"><strong>Allontanamento di un figlio da casa</strong></td>
<td valign="top" width="37">29</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top" width="277"><strong>Divorzio</strong></td>
<td valign="top" width="45">73</td>
<td valign="top" width="262"><strong>Notevole successo personale</strong></td>
<td valign="top" width="37">28</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top" width="277"><strong>Separazione dal coniuge</strong></td>
<td valign="top" width="45">65</td>
<td valign="top" width="262"><strong>Inizio-termine del lavoro del coniuge</strong></td>
<td valign="top" width="37">26</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top" width="277"><strong>Carcerazione</strong></td>
<td valign="top" width="45">63</td>
<td valign="top" width="262"><strong>Inizio o fine della scuola</strong></td>
<td valign="top" width="37">26</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top" width="277"><strong>Morte di un familiare stretto</strong></td>
<td valign="top" width="45">63</td>
<td valign="top" width="262"><strong>Cambiamento condizioni di vita</strong></td>
<td valign="top" width="37">25</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top" width="277"><strong>Incidente o malattia</strong></td>
<td valign="top" width="45">53</td>
<td valign="top" width="262"><strong>Cambiamento abitudini personali</strong></td>
<td valign="top" width="37">24</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top" width="277"><strong>Matrimonio</strong></td>
<td valign="top" width="45">50</td>
<td valign="top" width="262"><strong>Problemi col capo sul lavoro</strong></td>
<td valign="top" width="37">23</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top" width="277"><strong>Licenziamento</strong></td>
<td valign="top" width="45">47</td>
<td valign="top" width="262"><strong>Cambiamento condizioni di lavoro</strong></td>
<td valign="top" width="37">20</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top" width="277"><strong>Riconciliazione col coniuge</strong></td>
<td valign="top" width="45">45</td>
<td valign="top" width="262"><strong>Cambiamento residenza o scuola</strong></td>
<td valign="top" width="37">20</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top" width="277"><strong>Gravidanza</strong></td>
<td valign="top" width="45">40</td>
<td valign="top" width="262"><strong>Cambiamento attività tempo libero</strong></td>
<td valign="top" width="37">19</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top" width="277"><strong>Problemi sessuali</strong></td>
<td valign="top" width="45">39</td>
<td valign="top" width="262"><strong>Cambiamento attività religiose</strong></td>
<td valign="top" width="37">19</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top" width="277"><strong>Cambiamento stato delle finanze</strong></td>
<td valign="top" width="45">38</td>
<td valign="top" width="262"><strong>Cambiamento attività sociali</strong></td>
<td valign="top" width="37">18</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top" width="277"><strong>Morte di un caro amico</strong></td>
<td valign="top" width="45">37</td>
<td valign="top" width="262"><strong>Vacanze</strong></td>
<td valign="top" width="37">13</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top" width="277"><strong>Cambiamento dell’attività lavorativa</strong></td>
<td valign="top" width="45">36</td>
<td valign="top" width="262"><strong>Natale</strong></td>
<td valign="top" width="37">12</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top" width="277"><strong>Ipoteca rilevante</strong></td>
<td valign="top" width="45">31</td>
<td valign="top" width="262"><strong>Lievi violazioni della legge</strong></td>
<td valign="top" width="37">11</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify">Come possiamo vedere non tutti gli eventi sono negativi in sé, eppure sono considerati <strong>molto stressanti</strong>. Certo è che ognuno di noi può fare la sua lista.</p>
<p style="text-align: justify">Ma come si fa a non essere sopraffatti? Come è possibile gioire senza stressarsi per il proprio matrimonio o per la nascita di un figlio? Come può lo stress diventare “<strong>amico</strong>”?</p>
<p style="text-align: justify">Qualsiasi evento, tragico o felice, in sé non può essere considerato stressante. Può essere <strong>molto doloroso</strong> o <strong>molto felice</strong>, o <strong>molto faticoso</strong>, ma non necessariamente crea quelle condizioni fisiologiche, neuroendocrine e comportamentali di <strong>squilibrio</strong>, che determinano la situazione stressante.</p>
<p style="text-align: justify">Sono molte le <strong>variabili</strong> che incidono sul modo di vivere e affrontare l’evento: il <strong>carattere</strong>, la <strong>rete sociale</strong> e il suo atteggiamento, l’<strong>età</strong>, la <strong>consapevolezza</strong> della propria <strong>identità</strong> e del proprio <strong>corpo</strong>, eccetera.  Sicuramente anche tutti quegli elementi che sostengono la <a title="una risposta al trauma: la resilienza" href="http://www.mediblog.it/una-risposta-al-trauma-la-resilienza/" target="_blank">resilienza</a> sono utili a dare all’evento un <strong>significato</strong> che permette di non ristagnare nello stress, ma di utilizzarlo per trovare un <strong>nuovo equilibrio</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Diceva Selye: “<em>Contrariamente a quanto si possa pensare, noi non dobbiamo, ed  in realtà non possiamo, evitare lo stress, ma possiamo andargli incontro in modo efficace traendone <strong>vantaggio</strong>.”</em></p>
<p><em> </em></p>
<p>Per approfondire:</p>
<address>Selye H. (1950), <strong>Stress</strong>, Einaudi,Torino.</address>
<address>Weiss J.W., Simon P. (1989), <strong>Neurochemical basis of stress – induced depression</strong>, in Frontiers of Stress Research,Toronto.</address>
<p><em> </em></p>
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		<item>
		<title>Il Complesso di Adone o Bigorexia: nuovo disturbo maschile</title>
		<link>http://www.mediblog.it/il-complesso-di-adone-o-bigorexia-nuovo-disturbo-maschile/</link>
		<comments>http://www.mediblog.it/il-complesso-di-adone-o-bigorexia-nuovo-disturbo-maschile/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 04 Nov 2011 08:55:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giulia Mellacca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[All’interno delle nuove forme di dipendenza, o più precisamente dei disturbi alimentari, ritroviamo la Bigorexia Nervosa (o Bigoressia o Anoressia Riversa, o Vigoressia). Si tratta una forma di dismorfia muscolare, essenzialmente maschile, che si è sviluppata soprattutto negli ultimi decenni. Viene anche chiamata complesso di Adone in quanto implica l’esercizio fisico compulsivo, diete iperproteiche ed [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify">All’interno delle nuove forme di <strong>dipendenza</strong>, o più precisamente dei <a title="Quando l’alimentazione sana diventa ossessione: l’ortoressia" href="http://www.mediblog.it/quando-lalimentazione-sana-diventa-ossessione-lortoressia/"><strong>disturbi alimentari</strong></a>, ritroviamo la <strong>Bigorexia Nervosa</strong> (o Bigoressia o Anoressia Riversa, o Vigoressia). Si tratta una forma di <strong>dismorfia muscolare</strong>, essenzialmente maschile, che si è sviluppata soprattutto negli ultimi decenni. Viene anche chiamata <strong>complesso di Adone</strong> in quanto implica l’<strong>esercizio fisico</strong> compulsivo, <strong>diete iperproteiche</strong> ed abuso di <strong>anabolizzanti</strong>, per la vergogna e la convinzione di apparire piccoli.</p>
<p style="text-align: justify"><img class="alignleft size-medium wp-image-1221" src="http://www.mediblog.it/files/2011/10/bigoressia_1-215x300.jpg" alt="" width="215" height="291" />Ossessionati da questa dis-percezione e convinzione di <strong>inadeguatezza</strong>, queste persone, perlopiù bodybuilder, dedicano moltissimo tempo ed energie alla ricerca di una <strong>perfezione</strong> che, per quanto magari già raggiunta, non riusciranno mai a riconoscere. C’è un continuo confronto con gli altri da cui si esce sempre perdenti: <em>troppo magro, poca massa, troppo poco allenamento!</em></p>
<p style="text-align: justify">È chiaro che <strong>non tutti</strong> coloro che fanno bodybuilding soffrono automaticamente di questo disturbo: ricordiamoci che viviamo in un tempo in cui la <strong>cura del corpo</strong> e della propria immagine è alla base della <strong>identità</strong> di moltissimi giovani e non.</p>
<p style="text-align: justify">Le cause di questo disturbo sono essenzialmente di <strong>origine psicologica</strong>, in quanto i mass-media e la cultura di massa diffondono un&#8217;<strong>immagine</strong> pubblica degli uomini (e talvolta anche delle donne) che, fisiologicamente parlando, è <strong>irreale</strong> e soprattutto<strong> artificiosa</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Le persone possono così essere indotte a copiare questi modelli a costo della propria salute. Questo comportamento evolve spesso in un disturbo <strong>ossessivo-compulsivo</strong>. Ci sono dei <em>comportamenti-sintomo</em> che possono essere presi in considerazione per una <strong>diagnosi precoce</strong> della Bigorexia:</p>
<ul>
<li>L’ossessione per l’esercizio fisico</li>
<li> Andare in <strong>palestra</strong> per molte ore, anche quando si è indisposti</li>
<li>Guardarsi allo <strong>specchio</strong> in modo continuo, dalle 12 alle 50 volte in un giorno</li>
<li>Il non mostrare i tanto agognati muscoli, ma al contrario, nasconderli per la <strong>vergogna</strong> di non aver ottenuto la perfezione</li>
<li>L’uso di steroidi anabolizzanti nonostante gli <strong>effetti collaterali</strong> dannosi</li>
<li>Fare attenzione in modo ossessivo alla quantità di <strong>proteine</strong> assunte.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify">Come molte delle dipendenze di questi tempi (<a href="http://http://www.mediblog.it/cose-e-come-si-manifesta-il-workaholism-o-dipendenza-dal-lavoro/">workaholism</a>, <a href="http://http://www.mediblog.it/">ortoressia</a>&#8230;) anche la bigorexia nervosa è <strong>subdola e strisciante</strong>. Infatti il comportamento in sé riguarda qualcosa di ben visto dalla comunità. Cosa c’è di male a dedicarsi al proprio corpo o a volere <strong>muscoli ben definiti</strong>?</p>
<p style="text-align: justify">Queste persone però soffrono molto e possono arrivare all’<strong>isolamento</strong> e alla <strong>depressione</strong>. Il problema principale è sempre il <strong>riconoscimento</strong> di avere un problema. Il <strong>sostegno</strong> di familiari e amici è fondamentale in questa fase, così come un percorso di <strong>psicoterapia</strong> che può aiutare a portare alla luce quel <strong>nucleo delicato</strong> e da proteggere, talmente prezioso da ricoprirlodai muscoli.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Quando l&#8217;alimentazione sana diventa ossessione: l&#8217;ortoressia</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Oct 2011 14:45:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giulia Mellacca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Alimentazione sana]]></category>
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		<description><![CDATA[Da qualche decennio siamo bombardati da immagini di perfezione e benessere assolute determinate dalla cura costante e spesso maniacale del proprio corpo, a partire da ciò che si mangia. Le notizie riguardanti mozzarelle blu, mucche pazze, pesci al mercurio, hanno sicuramente rinforzato questo atteggiamento, rendendo nevrotico il rapporto con il cibo. In alcuni casi però [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><img class="alignleft size-full wp-image-1203" src="http://www.mediblog.it/files/2011/10/ortoressia-img.jpg" alt="" width="179" height="156" />Da qualche decennio siamo bombardati da<strong> immagini di perfezione e benessere assolute</strong> determinate dalla cura costante e spesso maniacale del proprio <strong>corpo</strong>, a partire da ciò che si mangia. Le notizie riguardanti mozzarelle blu, mucche pazze, pesci al mercurio, hanno sicuramente rinforzato questo atteggiamento, rendendo nevrotico il <strong>rapporto con il cibo</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">In alcuni casi però non si tratta solo di una attenzione particolare a ciò che si mette in tavola, ma di una vera e propria ossessione che diventa <strong>disturbo psicologico</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">L&#8217;<strong>ortoressia</strong> (dal greco <em>orthos</em>, corretto, e <em>orexis</em>, appetito) è una forma di <a title="Le regole eccessive degli ortoressici" href="http://www.gastronomia-online.com/senza-categoria/le-regole-eccessive-degli-ortoressici/" target="_blank"><strong>attenzione eccessiva alle regole alimentari</strong></a>, alla scelta del cibo e alle sue caratteristiche, in altre parole al mangiare sano.</p>
<p style="text-align: justify">È classificata come <strong>disturbo dell&#8217;alimentazione</strong>, ma non ancora ufficialmente riconosciuta dal mondo psichiatrico. È stata descritta per la prima volta da <strong>Steve Bratman</strong> nel 1997 dietologo americano autore del libro <em>Health Food Junkies</em>.</p>
<p style="text-align: justify">La particolarità di questo disturbo alimentare è che, a differenza di <strong>anoressia</strong> e <strong>bulimia</strong> che hanno ricadute evidenti ed immediate sulla vita di chi ne è portatore, l’ortoressia viene scambiata per una attenzione, che per quanto eccessiva, non può provocare danni. Inoltre l’ortoressico non è ossessionato dalla quantità, ma dalla <strong>qualità del cibo</strong>; chi ne è affetto, infatti, non vuole perdere peso, ma sviluppa una <strong>fobia</strong> verso tutto ciò che ritiene tossico.</p>
<p style="text-align: justify">Si tratta quindi di un <strong>problema strisciante e lento</strong> che difficilmente desta sospetti di disagio. Di solito l’ortoressico comincia con l’aderire a uno <strong>stile alimentare</strong> dettato da una <strong>filosofia</strong> o teoria (per esempio la dieta per gruppo sanguingo o la macrobiotica), e pian piano diventa fanatico, si detta <strong>regole rigidissime,</strong> sceglie solo prodotti biologici e può arrivare addirittura a isolarsi ed evitare chi non segue la sua stessa dieta.</p>
<p style="text-align: justify">I <strong>sintomi</strong> più comuni sono:</p>
<ul style="text-align: justify">
<li>Necessità di conoscere ogni ingrediente contenuto negli alimenti</li>
<li>Necessità di programmare ogni pasto</li>
<li>Paura di contaminare il proprio corpo</li>
<li>Disgusto nel riempire il proprio corpo con sostanze non naturali</li>
<li>Desiderio continuo di <a title="Depurare e disintossicare l’organismo con l’idrocolonterapia" href="http://www.mediblog.it/idrocolonterapia-depurare-e-disintossicare-lorganismo/">depurarsi</a></li>
<li>Severità con se stessi e senso di colpa quando si trasgredisce alla dieta</li>
<li>Disgusto per le persone che mangiano in modo normale</li>
<li>Difficoltà di relazione con chi non condivide le proprie idee sul cibo</li>
</ul>
<p style="text-align: justify">Il <strong>cibo sano</strong> diventa una sorta di <strong>fissazione</strong>. Lentamente, questo <strong>destabilizza i contesti</strong> vissuti dal soggetto (familiare, di coppia, lavorativo), in un crescendo di ansia. L’ortoressico, infatti, trascorre sempre più tempo a programmare, scegliere e preparare i cibi.</p>
<p style="text-align: justify">Come per ogni altro disagio, per prendersene cura è necessario <strong>riconoscerlo</strong> come tale. Solo in quel momento l’ortoressico potrà affidarsi ad una <strong>psicoterapia risolutiva</strong>.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Ictus e malattie neurodegenerative: a Modena ricerca rivoluzionaria</title>
		<link>http://www.mediblog.it/ictus-e-malattie-neurodegenerative-a-modena-ricerca-rivoluzionaria/</link>
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		<pubDate>Fri, 21 Oct 2011 09:34:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>simona</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Malattie gravi]]></category>
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		<category><![CDATA[terapia rigenerativa]]></category>
		<category><![CDATA[Università di Modena]]></category>

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		<description><![CDATA[Una scoperta di un gruppo di ricercatori dell’ Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia, guidato dal professor Salvatore Guarini, potrebbe rivoluzionare l’approccio alle malattie neurodegenerative. Stiamo parlando di malattie come ictus, ischemia, alzheimer e sclerosi multipla. Lo studio, che è ancora in fase preclinica, ha verificato come le melanocortine stimolino la proliferazione delle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.mediblog.it/files/2011/09/ictus-cerebrale.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1155" src="http://www.mediblog.it/files/2011/09/ictus-cerebrale.jpg" alt="" width="290" height="308" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Una scoperta di un gruppo di ricercatori dell’ <a title="Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia" href="http://www.unimore.it/">Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia</a>, guidato dal professor <strong>Salvatore Guarini</strong>, potrebbe rivoluzionare l’approccio alle malattie neurodegenerative. Stiamo parlando di malattie come <strong>ictus</strong>, <strong>ischemia</strong>, <strong>alzheimer</strong> e <strong>sclerosi multipla</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo studio, che è ancora in fase preclinica, ha verificato come le <strong>melanocortine</strong> stimolino la proliferazione delle cellule neurali staminali presenti nel cervello, che a loro volta danno poi origine a cellule nervose mature, consentendo un <strong>significativo recupero funzionale</strong> dell’individuo dal danno ischemico. In pratica, viene generata una riproduzione dei neuroni: evento fino a pochi anni fa considerato impossibile in un individuo adulto.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo significa che sotto stimolazione delle melanocortine non solo si <strong>ferma la degenerazione</strong>, primo esito auspicabile per un farmaco per la cura di queste patologie, ma addirittura si ha una <strong>riparazione del danno neurologico</strong>, quindi la possibilità di un recupero funzionale delle facoltà danneggiate diventa reale.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche quanto la cura interviene molte ore dopo l’evento traumatico: <em>“Dobbiamo verificare se le melanocortine siano in grado di indurre neurogenesi anche nelle altre malattie neurodegenerative.</em> – spiega il <strong>Professor Guarini</strong> – <em>Siamo di fronte ad un avanzamento delle conoscenze, che poggiano su strategia rigenerativa, applicate in una finestra di tempo allargata, con diminuzione degli effetti indesiderati.”</em> <em></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>“L’importanza pratica delle ricerche del gruppo del collega Guarini</em> – ha dichiarato la professoressa <strong>Gabriella Aggazzotti</strong>, Preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia – <em>è facilmente intuibile, se consideriamo che l’<strong><a title="Ictus causa principale di morte e invalidità" href="http://www.neurologia.it/ictus/ictus_info.html">ictus rappresenta una delle più frequenti cause di morte</a> </strong>in assoluto nei Paesi ad alto sviluppo. Ringrazio per questo risultato i nostri ricercatori, che ci consolano in momenti difficili come questo, in un settore come la ricerca di base spesso invisibile ai media, rispetto alla ricerca clinica.”</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Approfondimenti:</strong></p>
<p><a title="ischemia cerebrale sintomi" href="http://www.fioriblu.it/salute/malattie-apparato-cardiocircolatorio/ischemia-cerebrale.htm">Sintomi di ischemia cerebrale</a></p>
<p><a title="Patologie neurologiche" href="http://www.forep.it/conoscere_neurologia_patologia_neurologica.html">Patologie neurologiche</a></p>
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		<title>Sigaretta elettronica: fa bene o fa male?</title>
		<link>http://www.mediblog.it/sigaretta-elettronica-fa-bene-o-fa-male/</link>
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		<pubDate>Mon, 17 Oct 2011 08:13:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>simona</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ha tanti lati positivi: non puzza, non dà fastidio a chi si trova vicino a noi, non obbliga a uscire dalla stanza per accenderla. Ma della sigaretta elettronica stanno emergendo anche i lati controversi, perché potrebbe avere conseguenze sulla salute di chi la usa. Certamente ha un aspetto piuttosto strano, col suo led all’estremità, eppure [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><img class="alignleft size-full wp-image-1178" src="http://www.mediblog.it/files/2011/10/sigaretta_elettronica_fumo.jpg" alt="" width="268" height="201" />Ha tanti <strong>lati positivi</strong>: non puzza, non dà fastidio a chi si trova vicino a noi, non obbliga a uscire dalla stanza per accenderla. Ma della<strong> <a href="http://www.esigarettaportal.it/">sigaretta elettronica</a></strong> stanno emergendo anche i lati controversi, perché potrebbe avere conseguenze sulla salute di chi la usa.</p>
<p style="text-align: justify">Certamente ha un aspetto piuttosto strano, col suo <em>led</em> all’estremità, eppure anche i cosiddetti VIP, ne sono stati conquistati e la usano in pubblico. Ma chi la considera l’<strong>invenzione che eviterà le <a href="http://www.mediblog.it/il-fumo-uccide-piu-dellaids">morti da fumo</a></strong> (circa 600.000 l’anno), potrebbe ricevere un duro colpo.</p>
<p style="text-align: justify">Certamente i polmoni non respirano fumo, ovvero monossido di carbonio, idrocarburi policiclici aromatici, benzopirene, ma in alcuni tipi di sigarette elettroniche sono state riscontrate<strong> sostanze dalle potenzialità cancerogene</strong>. Per quelle invece che non presentano questo genere di problema, rimane aperta la questione della <strong>nicotina</strong>, che attraverso una sigaretta elettronica potrebbe essere assunta in <strong>dosi maggiori</strong>, addirittura a livelli di <strong>avvelenamento</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">A seguito di queste considerazioni, alcuni Paesi come Brasile e Canada le hanno <strong>proibite</strong>, e in Nuova Zelanda vengono distribuite solo dietro <strong>prescrizione medica</strong>. Del resto, la nicotina è una sostanza che dà dipendenza e il cervello, proprio per questo motivo, tende a chiederne sempre di più e sempre più di frequente.</p>
<p style="text-align: justify">Nel frattempo, l&#8217;<a href="http://www.comunicati-stampa.net/com/cs-112832/OMS_sigaretta_elettronica_nociva_e_inutile_E_il_fumo_sempre_pi_diffuso_tra_i_giovani">Organizzazione mondiale della sanità</a> (OMS) nel 2008 ha invitato a non pubblicizzare questo dispositivo come rimedio per curare la dipendenza dalle sigarette, perché mancano studi clinici e analisi che dimostrino la non tossicità. In Italia, il <strong>Ministro della Salute</strong>, Ferruccio Fazio, ha pochi giorni fa firmato un decreto che <strong> vieta la vendita di sigarette elettroniche ai giovani</strong> al di sotto dei 16 anni.</p>
<p style="text-align: justify">Sotto l&#8217;invito della OMS, sono iniziati alcuni <strong>studi sull&#8217;efficacia </strong>della sigaretta elettronica come dispositivo contro la dipendenza, fra i quali uno guidato da <strong><a href="http://www.youtube.com/watch?v=a3SthShi-dc">Riccardo Polosa</a></strong>, dell’Università di Catania, su 120 fumatori abituali. Da questo studio è emersa una una certa efficacia del dispositivo in questione, ma del tipo <strong>privo di nicotina</strong>. Per i dispositivi che contengono nicotina, che rappresentano la maggioranza sul mercato, invece il punto di domanda rimane.</p>
<p style="text-align: justify">E più in generale dagli studi appare con una certa evidenza il rischio, anche nel caso di sigarette elettroniche prive di nicotina, di <strong>sostituire una dipendenza con un’altra</strong>: perché chi ha smesso di fumare grazie alla sigaretta elettronica mostrava in precedenza <strong>dipendenza comportamentale legata al gesto</strong>, e in questo caso, il rischio di operare appunto una semplice sostituzione è alto.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Maggiori informazioni su:</strong></p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.airc.it/tumori/tumore-al-polmone.asp">Rischio tumore da fumo</a></p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2011/09/10/corso-torino-ecco-la-sigaretta-elettronica.html">Primo shop solo per sigaretta elettronica</a></p>
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		<title>Cos&#8217;è il bullismo? Quando il comportamento aggressivo diventa bullismo</title>
		<link>http://www.mediblog.it/quando-il-comportamento-aggressivo-diventa-bullismo/</link>
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		<pubDate>Fri, 23 Sep 2011 09:38:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giulia Mellacca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Benessere]]></category>
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		<category><![CDATA[aggressività]]></category>
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		<description><![CDATA[&#8220;Quando uno piange, egli ride. Provoca tutti i più deboli di lui, e quando fa a pugni, s’inferocisce e tira a far male. Non teme nulla, ride in faccia al maestro, ruba quando può, nega con una faccia invetriata, è sempre in lite con qualcheduno. Egli odia la scuola, odia i compagni, odia il maestro&#8221;. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.mediblog.it/files/2011/09/Bullismo.jpg"><img class="size-full wp-image-1137 aligncenter" src="http://www.mediblog.it/files/2011/09/Bullismo.jpg" alt="" width="366" height="273" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><em>&#8220;Quando uno piange, egli ride. Provoca tutti i più deboli di lui, e quando fa a pugni, s’inferocisce e tira a far male. Non teme nulla, ride in faccia al maestro, ruba quando può, nega con una faccia invetriata, è sempre in lite con qualcheduno. Egli odia la scuola, odia i compagni, odia il maestro&#8221;.</em> Così <strong>Edmondo de Amicis</strong> ci dipinge il “bullo” Franti nel libro <em>Cuore</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Nonostante non si trovi nei dizionari storici, “bullo” è una parola antica che risale al Rinascimento. Tommaso Garzoni, erudito nato a Bagnacavallo, la usò in una sua opera, “<em>La piazza universale di tutte le professioni del mondo</em>” pubblicata a Venezia nel 1585. In quest’opera, il termine bullo era affiancato a «bravazzi, spadaccini e sgherri di piazza». Il significato della parola dunque si associa all’inizio ad un’idea di <strong>violenza organizzata</strong> e ad un concetto di isolamento ed estraneità, di <strong>prevaricazione</strong> e di <strong>prepotenza</strong>. Poi nel Novecento il significato si attenua: indica per lo più soltanto un giovane arrogante.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-1109"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Il<strong> bullismo è un abuso di potere</strong>.<br />
Secondo gli studi che per primi hanno affrontato questo problema, perché una relazione tra soggetti possa prendere questo nome devono essere soddisfatte tre condizioni:</p>
<ol>
<li>si verificano comportamenti di <strong>prevaricazione</strong> diretta o indiretta;</li>
<li>queste azioni sono <strong>reiterate nel tempo</strong>;</li>
<li>sono coinvolti sempre gli stessi soggetti, di cui uno/alcuni sempre in posizione dominante (bulli) ed uno/alcuni più deboli e incapaci di difendersi (vittime).</li>
</ol>
<p style="text-align: justify;">La letteratura ci dice che il bullismo può esprimersi attraverso forme diverse:</p>
<ul>
<li><strong>psicologica</strong> (esclusione, maldicenza), prevalentemente femminile;</li>
<li><strong>verbale</strong> (prese in giro, minacce, insulti), sia maschile che femminile;</li>
<li><strong>fisica</strong> (aggressioni, tormenti), prevalentemente maschile.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">In questa terza categoria vengono generalmente compresi anche il <strong>danneggiamento degli oggetti personali, i furti e le estorsioni</strong>. Restano esclusi, ma di volta in volta riconducibili ad una delle categorie appena enunciate, gli scherzi pesanti che spesso sono tra le forme di umiliazione più dolorose per ragazzi di questa età.</p>
<p style="text-align: justify;">Il bullismo è da intendersi come una sottocategoria del <strong>comportamento AGGRESSIVO</strong></p>
<ul style="text-align: justify;">
<li>INTENZIONALITÀ: il comportamento è volto a creare un danno alla vittima</li>
<li>SISTEMATICITÀ: presenta caratteristiche di ripetitività e perseveranza nel tempo</li>
<li>ASIMMETRIA DI POTERE: il bullo è più forte della vittima</li>
<li>DIVERSE MANIFESTAZIONI: attacchi fisici, attacchi verbali, attacchi indiretti.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">La ricerca ha evidenziato alcuni fattori di rischio verso l&#8217;assunzione di questi due ruoli, di prevaricatore o di bersaglio. Questo significa che in alcune condizioni è più probabile che un bambino o una bambina, un ragazzo o una ragazza si trovi a fare o subire prepotenze.<br />
A grandi linee possiamo riconoscere fattori riconducibili:</p>
<ul>
<li> al <strong>contesto familiare</strong>: l&#8217;assenza di uno o entrambi i genitori, l&#8217;assenza di dialogo, valori che incitano alla competizione e alla prevaricazione, la presenza di atti di violenza fisica o psicologica, l&#8217;eccessiva protezione, l&#8217;incoerenza, l&#8217;incapacità di dare limiti&#8230; contribuiscono a rendere un ragazzo/a prepotente o vittima;</li>
<li>all&#8217;<strong>ambiente scolastico</strong>: una scuola che incita alla competizione, una scuola disattenta, con spazi e tempi “di nessuno”, incoerente nel far osservare le regole, senza punti di riferimento adulti, o che considera gli allievi come vasi da riempire di nozioni e non come persone, è una scuola in cui più facilmente si svilupperanno relazioni di prepotenza.</li>
<li>alle <strong>caratteristiche personali</strong>: l&#8217;incapacità di mettersi nei panni degli altri, la mancanza di autostima, il bisogno di avere attenzione ad ogni costo, la diversità personale di fronte al gruppo possono introdurre in un ruolo di bullo o di vittima;</li>
<li>alla<strong> dimensione socio-ambientale</strong>: una scuola in cui tanti ragazzi vivono difficoltà di ordine personale, familiare, sociale, scolastico, e che non ha le risorse per aiutarli; l&#8217;idea, socialmente diffusa, che sia meglio essere furbi che onesti; l&#8217;omertà; l&#8217;incitazione alla violenza&#8230; costruiscono bullismo.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Scritto da <strong><a title="Dottoressa Giulia Mellacca" href="http://www.mediblog.it/scrivono-per-noi/dottoressa-giulia-mellacca/">Dottoressa Giulia Mellacca</a></strong></p>
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